Incontro con il Ministro all’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin

Ieri pomeriggio ho incontrato il Ministro all’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, assieme al sen. Mario Mantovani e al presidente di Associazione Cacciatori Lombardi Eugenio Casella.
È stata una proficua occasione per esporre le problematiche generate nel nostro territorio dall’operazione “pettirosso”, nata negli anni ottanta con lo scopo di arginare il fenomeno del bracconaggio nelle prealpi lombarde, con particolare attenzione alle province di Brescia e Bergamo.
Questo fenomeno è stato sempre osteggiato da tutti i cacciatori e relative associazioni, ed i soggetti che praticavano tale attività lo facevano esclusivamente a scopo di lucro e per questo motivo erano invisi al mondo venatorio, che ha sempre collaborato con i reparti di vigilanza al fine di debellare questa deplorevole pratica.
Con il passare degli anni, questo fenomeno è stato eradicato completamente. Gli agenti si sono concentrati quindi su altre pratiche vietate, anche se meno cruente, quali le reti.
Anche questa pratica è stata eradicata, salvo qualche sporadico episodio, ma dovuto esclusivamente allo scopo di catturare qualche richiamo, anche perché nonostante la legge preveda che le province debbano provvedere alla distribuzione di richiami di cattura, questo non viene più effettuato da anni.
Venendo ai giorni nostri, dall’insediamento nel 2018 del Ministro Costa, l’attenzione si è rivolta esclusivamente alla caccia da appostamento alla selvaggina migratoria, con morbosa attenzione ai richiami vivi utilizzati dai cacciatori.
L’operazione pettirosso è condotta da un reparto speciale dei Carabinieri forestali “SOARDA”, coadiuvati da centinaia di agenti volontari appartenenti al mondo animal-ambientalista, notoriamente e dichiaratamente anti caccia, con la presenza di personaggi esteri (specialmente tedeschi) e con costi per i contribuenti da noi stimati superiori a 500.000,00 €.
I controlli sono divenuti man mano sempre più pressanti ed invasivi, fino ad arrivare a perquisizioni personali e domiciliari. Tutto questo con mezzi e metodi sproporzionati al contesto. L’istituto sacrosanto dei controlli è stato trasformato in strumento per dissuadere i cittadini a continuare ad esercitare l’attività venatoria. Sono stati contestati reati penali veri e propri, quali uso e manomissione di sigilli, a fronte di misurazioni estemporanee effettuate da ausiliari di PG appartenenti a gruppi contrari alla caccia, per presunte differenze di qualche decimo di millimetro. Questa situazione provoca particolare disagio e sfiducia nelle istituzioni da parte della gente per bene, quali sono i cacciatori.
Il problema lo abbiamo sollevato più volte a Prefetto e Procura della Repubblica, e continueremo a portare avanti questo impegno per risolvere una volta per tutte questa seria problematica.

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